GAME OF THRONES EXPERIENCE

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Va bene, va bene, diciamo che non partiamo con grande originalità, ma la mia personale esperienza con Game of Thrones merita di essere condivisa sia con quelli che già da tre anni sventolano fieramente i vessilli di casa Stark o Baratheon o Lannister o Targaryen, ma anche con quelli che non hanno la più pallida idea di ciò di cui sto scrivendo.

Era un venerdì sera dal sapore vagamente autunnale, come molti nell’ultimo mese qui al Nord.

Voglia di socializzare poca, mentre noia e telegiornali  non facevano altro che stimolare un’insana necessità di assumere antidepressivi.

Tra uno sbadiglio e una sigaretta ho focalizzato una serie di parole nella mia mente: Game of Thrones.

Avevo appena realizzato di non averlo mai visto, forse per mancanza di interesse,  forse per tutelare ciò che J.R R.Talkien prima e Peter Jackson poi avevano fatto con il genere fantasy nelle rispettive trasposizioni carto-cinematografiche.

A quel punto, senza niente di meglio da fare e con il numero di una pizzeria a domicilio fra le mani, ho deciso di guardare il trailer della prima stagione, rigorosamente in lingua originale.

Ecco, probabilmente sarebbe stato più salutare cedere alle lusinghe degli antidepressivi.

Perché?

Perché dopo ho visto la luce del sole e ho respirato aria fresca solo ed esclusivamente per permettere al mio cane di espletare le sue funzioni fisiologiche e a me di comprare le sigarette.

Deprimente, agli occhi dei più, esaltante quanto inevitabile per me.

30 ore, spese tra venerdì sera e domenica pomeriggio, per i 30 episodi di cui si compongono le tre serie fino ad oggi trasmesse.

Una vera e propria “esperienza” Game of Thrones, in cui episodio dopo episodio mi sono appassionto alle vicende di casa Stark, agli intrighi e ai rapporti incestuosi di casa Lassiter, all’epopea di Daenerys Targaryen,  madre dei Draghi e figlia della tempesta, fino ai Night’s Watch (I Guardiani della notte), protettori della Barriera, passando per i “figli bastardi”, titoli quale “primo del suo nome” e luoghi  come Winterfell o King’s Landing.

Personaggi incredibilmente poliedrici, profondi e mai banali. Nessuno assolutamente positivo, uomini divisi tra senso del dovere, ambizioni personali, follia, amore e lussuria.

Personalmente ho trovato i personaggi femminili i più interessanti. Nonostante un mondo impregnato di un maschilismo tipicamente medievale, i veri fulcri delle vicende sono le donne.

Deboli e sottomesse all’apparenza, ma in realtà mai completamente indifese. Sfruttano tutti mezzi a loro disposizione (bellezza, sesso, furbizia, intelligenza e un’incrollabile desiderio di vendetta) per dominare da dietro le quinte le vicende del Regno di Westeros. Un interessante spunto socioculturale  che sarebbe da approfondire con le moderne femministe.

Di fantasy “puro” (magia, animali fatati, creature magiche) mancano elementi fino alla seconda stagione, e in questo G.o.T si differenzia maggiormente da fantasy come, ad esempio, Il Signore degli anelli.

Eccezion fatta per la prima puntata della serie, dove facciamo subito conoscenza con “gli Estranei”o “White Walkers” e con i meta-lupi, animali simbolo della casata Stark (di cui il capofamiglia Eddard Stark affida un cucciolo a ciascun figlio), il sovrannaturale non è uno dei temi portanti della serie, come invece lo sono  le vicende personali e le macchinazioni politiche della corte di King’s Landing o di Winterfell. Proprio questa “tendenza” a non cadere immediatamente nei clichè del fantasy, rende G.o.T differente.

Questa peculiarità è valsa a G.o.T.  il nomignolo di “The Sopranos with swords”.

Ma non temete, lentamente la magia e il sovrannaturale, in un’escalation di eventi, dal Nord e dal Sud, torneranno dopo millenni a rappresentare una minaccia concreta e spaventosa per tutto il continente di Westeros, ben peggiore delle ambizioni personali di re e politicanti.

Ma ora parliamo un po’ della genesi di Game of Thrones.

Prodotto dalla HBO e trasmesso a partire dal 2011, si tratta dell’adattamento televisivo dei romanzi di George RR Martin, del ciclo titolato A Song of Fire and Ice (1996) (in Italia Cronache del Ghiaccio e del Fuoco edito da Mondadori a partire dal 1999). Inizialmente pensata come trilogia,  è poi definitivamente diventata un opera in sette volumi (!!) di cui due sono ancora in fase di stesura.

Il quinto volume, A Dance with Dragons, ha richiesto un periodo molto più lungo di stesura degli altri, ed è stato consegnato nel 2011.  Da qui il timore di molti fans che potessero nascere problemi tra produzione letterale e produzione televisiva. Timori, almeno per ora,”scongiurati”, secondo una recente intervista agli showrunners David Banioff e D. B. Weiss.

Lo scrittore George RR Martin ha prestato la sua penna in diverse occasioni alla televisione, ad esempio per alcuni episodi di Twilight Zone (in Italia ai confini della realtà), per la serie Beauty and the Beast del ’87 (quella con Ron Perlman e una giovanissima Linda Hamilton), e per la serie Outer Limits (1995).

L’ambientazione fantasy della sua opera si fonde con chiari riferimenti storici alla Guerra Delle due Rose, che dilaniò l’Inghilterra tra il 1455 e il 1485, in cui si scontrarono  due rami della casa regnate, i Lancaster e gli York, sullo sfondo della conclusione della Guerra dei Cent’Anni con la Francia.

Non sfuggono le assonanze tra Lancaster e Lassiter, o tra Stark e York.

In breve, nel 1455 il regno di Enrico IV non era stabile e il pretendente al trono Riccardo di York ambiva a subentrargli.

A questo seguirono trent’anni di sanguinose battaglie che dilaniarono il paese e  videro le due famiglie alternarsi nei ruoli di vincitori e vinti.

La guerra si concluse nel 1485 con la battaglia di Bosworth in cui Riccardo III (casata di York, Re d’Inghilterra, salito al trono dopo la morte del fratello Edoardo IV) fu sconfitto da Enrico di Tudor (della dinastia Lancaster).

La pace fu sugellata con il matrimonio tra quest’ultimo (incoronato come Enrico VII) e Elisabetta I di York. Iniziò così il regno della dinastia dei Tudor.

Nello show la morale dominante è ambigua, sottesa al raggiungimento della supremazia da parte di una casata sulle altre, da conseguirsi con ogni mezzo a dispozione: sesso, matrimoni organizzati, tradimenti, massacri, e non si lesina su nessuno di questi aspetti.

L’iconografia tipica della letteratura e della filmografia medievale (di genere), che abbina indissolubilmente bellezza e bontà, viene qui ribaltata in maniera talmente netta da far si che il personaggio più positivo sia il deforme  Tyrione “The Emp” Lannister , interpretato magistralmente da Peter Dinklage, premiato con un Emmy, un Golden e un Satellite Award .

Non si possono non dedicare due righe agli showrunners di G.oT., David Banioff e D.B. Weiss.

Il primo, figlio di Stephen Friedman (ex direttore di Goldman Sax, del National Economic Council e della Federal Reserve) e marito dell’attrice Amanda Peet, è stato l’autore del libro “La Venticinquesima ora” da cui l’omonimo film di Spike Lee, nonchè lo sceneggiatore di Troy (2004) X-Men Origins: Wolverine (2009) e della biografia su Kurt Kobain del giornalista americano Charles Cross.

D.B.Weiss è stato l’autore di un libro di successo pubblicato nel 2003, “Lucky Wander Boy”, un racconto incentrato sui videogame, vero feticcio dello scrittore, per cui ha ricevuto ottime recensioni (ma non tradotto in italiano), di cui ve ne riporto una:

“Lucky Wander Boy… is High Fidelity for guys who spend more time playing Atari than they do a turntable.”
– Playboy

Oltre ai riconoscimenti all’attore  Peter Dinklage, questa incredibile serie ha vinto un’infinità di premi, tra i più importanti il Golden Globe nel 2011 come Best Tv Series e la nomination al Saturn Award per Best Television Presentation nel 2013.

Non a caso è stata la serie televisiva più scaricata illegalmente nel 2012 con oltre 4.280.000 download.

Breve Incipit G.o.T

Eddard Stark, Primo del suo nome,  Lord of Winterfell e leale servitore del re, viene convocato d’urgenza a King’s Landing, dove il suo compagno d’armi e caro amico Robert Baratheon, lord della casa omonima e “usurpatore” del trono di Aerys II Targaryen, il Re Pazzo, in seguito alla morte di quest’ultimo siede sul Trono di Spade, diventando così Re dei Sette Regni.

Stark viene convocato per ricoprire il ruolo Hand of the King, braccio destro del Re, e nonostante la forte opposizione da parte della moglie, spinto dal suo forte senso dell’onore e del dovere, accetta lo scomodo ruolo recandosi, così, a King’s Landing.

Iconografia: Casate – Stemmi -Motti

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Geografia:

Game of Thrones è ambientanto in un mondo immaginario composto da due grandi continenti, Westeros e Essos. La maggior parte della trama centrale delle prime due serie si svolge a Westerios, al cui estremo Nord si Trova Winterfell, regno di Casa Stark.

A Nord si estende fino alla Barriera (THE WALL), un’imponente ghiacciaio che divide Westeros dal Nord, terra di barbari e indefinite creature.

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Curiosità:

1. Nell’ultimo episodio della prima stagione, infilzata su un picchetto c’è la testa di George W. Bush. Questo particolare, oggettivamente difficile da notare, viene evidenziato nei contenuti extra nel dvd della prima stagione.

In un’intervista David Benioff e D.B. Weiss affermano che l’ultima testa sui picchetti è quella di dell’ex Presidente USA.

L’HBO ha ovviamente subito presentato delle pubbliche scuse per l’accaduto, con la promessa di rimuovere la scena dai contenuti del dvd in uscita.

2.Il Batterista dei Coldplay Will Champion (sec 23) e il Frontman degli snowpatrol Gary Lightbody fanno un cameo in un episodio della terza serie.

3.L’Aiart (Associazione Spettatori Onlus), in preda ad un eccesso di bigottismo, ha duramente attaccato e contestato la Rai per la messa in onda del Trono di Spade, bollato come pornografico e squallido (direi che non hanno mai visto un porno).

4.Uno dei personaggi femminili Shae (Sibel Kelili), amante di Tyrione Lannister, è un’attrice proveniente dal mondo della pornografia.

5.Tra le “conseguenze” del successo planetario di Game of Thrones una serie di “imitazioni”, tra cui spicca l’esilarante web-series School of Thrones, dove i diversi gruppi della scuola, tutti identificati dai nomi delle famiglie dell’originale G.o.T., competono per il titolo di Re e Regina del ballo.

Thanatos:

Non neghiamolo, la violenza di certe sequenze è uno dei motivi del successo del Trono di Spade, e lasciano ben poco all’immaginazione. Ecco la”classifica” delle Best and Bloodiest Kills.

Programmazione Italiana:

Rai 4 (in chiaro)

Sky

Un commento su “GAME OF THRONES EXPERIENCE

  1. […] Si chiama binge-watching , ma, più semplicemente indica quella “patologia” che rappresenta l’apoteosi della serialità, che si traduce praticamente nelll’iniziare a vedere una serie e non finire fin quando, in sostanza, un genitore, un datore di lavoro o un amico, non ti contattano preoccuparti perché non hanno tue notizie da una settimana (ad es. vd articolo Game of Thrones Experience) […]

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